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La libertà  come stato mentale – L’intervista

intervista a Gianluca Gotto, autore di “Le coordinate della felicità”.

Sono passati alcuni anni da quando ho avuto il piacere di conoscere, anche se a distanza di molti chilometri, Gianluca Gotto. Era il 2018 e, online, era da poco apparso il suo primo libro auto pubblicato: Le coordinate della felicità. Un libro che contiene un forte messaggio sul concetto di libertà come stato mentale prima che come caratteristica oggettiva della propria esistenza. Possiamo essere davvero liberi solo se lo siamo, anzitutto, dentro la nostra testa.

Ho deciso di riproporre, a distanza di tempo, questa breve intervista che l’autore mi aveva concesso. La ricordo con estremo piacere perché mi ha dato l’opportunità di dialogare via mail con un ragazzo davvero profondo e che aveva già chiaro, dentro di sé, il messaggio che avrebbe voluto trasmettere con i suoi libri. E, devo dire che ce l’ha davvero fatta visto l’enorme successo che riscuotono anno dopo anno, pubblicazione dopo pubblicazione, ristampa dopo ristampa.

Un breve ricordo di quando ho deciso di leggere Le coordinate della felicità di Gianluca Gotto

Navigando su Instagram, quasi per caso, mi è caduto l’occhio su Gianluca Gotto e il suo libro Le coordinate della felicità. Più e più volte mi è rimbalzato davanti fino a che non ho deciso di leggerlo. Probabilmente mi stava chiamando e al suo interno ho trovato, infatti, molti spunti di riflessione nonché autentiche spinte a prendere in mano la mia vita.

Sarà stata l’affinità per l’amore per la scrittura, saranno state quelle per una vita lavorativa che non piace e non permette di vivere con le proprie passioni, ma il libro di Gianluca mi è entrato nelle ossa e mi ha spinto a contattarlo per una mini intervista che qua vi ripropongo.

L’intervista

Il libro è un concentrato di vita, lo definisce così anche Gianluca rispondendo alle domande. È un vortice di emozioni che vanno dall’amore alla rabbia, alla delusione. Escono fuori dalle righe scritte e dalla carta stampata e vanno a connettersi con i sentimenti più reconditi. Spingono a riflettere sulla vita e a prenderla in mano. Lo si legge alla sera e al mattino ci si sente scivolare in una routine che magari non piace o della quale si vorrebbe davvero modificare anche solo qualcosa. Enfatizza il disagio verso una vita e una società che non si ha scelto ma che si ha il dovere di cambiare partendo da sé stessi.

Così Gianluca racconta: “Ho scritto Le coordinate della felicità rivolgendomi specialmente ai tanti giovani che in Italia si sentono senza speranze e condannati a un lavoro precario e sottopagato. A loro vorrei far capire che il mondo è grande e pieno di opportunità.” Ma, tra le righe di Le coordinate della felicità traspare anche la paura a volte di uscire dalla zona comfort, dalla gabbia dorata che con il passare del tempo e come abili fabbri si continua a inspessire. E non solo! La si abbellisce al punto tale che il suo luccichio dona iniezioni di anestetico per non lasciar vedere la vera realtà delle cose.

“Vorrei sottolineare una cosa: la libertà è prima di tutto uno stato mentale. Io sono un nomade digitale e vivo viaggiando ma la forma primordiale di libertà è quella che nasce nella nostra testa. Quando smettiamo di ragionare secondo schemi vecchi, quando ci liberiamo dai pregiudizi e dalle paure, quando non diamo peso al giudizio altrui, ecco che diventiamo persone libere. Prima di pensare a girare il mondo, io suggerisco a chiunque di liberarsi dalle catene mentali. Anche perché, dopo averlo fatto, tutto diventa molto più semplice, specialmente i grandi cambiamenti di vita” scrive Gianluca.

Nel libro non manca un accenno alle possibilità che ci dà ogni giorno la tecnologia di cui oggigiorno disponiamo. La tecnologia può essere dannosa solo quando crea dipendenza, come tutte le cose. Può essere un valido alleato per trovare nuovi sbocchi, come nel caso della vita dell’autore, ma deve rimanere uno strumento. Tra le righe della mail con la quale Gianluca risponde alle mie domande leggo: “Ho iniziato a rispondere a queste domande da Bali, chissà quando finirò questa intervista dove sarò! Sì, la tecnologia è in grado di cambiare totalmente la nostra vita. Eppure c’è chi, invece di coglierne le enormi opportunità, non fa altro che screditarla. La tecnologia è solo uno strumento, non è giusta o sbagliata a priori. Tutto dipende dall’uso che ne facciamo. Personalmente mi ha permesso di diventare un nomade digitale, così da costruirmi la vita che sognavo da sempre.”

Attraverso Le coordinate della felicità Gianluca lascia entrare i lettori dentro quelli che sono stati sette anni della sua vita e apre le porte della sua anima senza troppi convenevoli; tanto da farci diventare un po’ titubanti nel muovere i primi passi tra le stanze del suo sé, timorosi quasi di entrare troppo in profondità e magari lasciare qualche traccia del proprio passaggio.

Le coordinate della felicità è una storia di vita vera ed è un libro pieno di riflessioni molto personali. “Ci tenevo che restasse un libro magari grezzo, ma comunque genuino. Uno di quelli da tenere da parte e tornare a sfogliare di tanto in tanto per rituffarsi dentro una vita, non una storia” afferma Gianluca motivandomi anche la sua scelta di auto pubblicare piuttosto che proporre il manoscritto a una casa editrice.

E, come mi piace pensare che un libro non capiti a caso tra le nostre mani, scorrendo le pagine  si possono scovare citazioni e riferimenti agli autori che, a loro volta e con i loro messaggi velati, hanno influenzato le prese di consapevolezza dell’autore e protagonista, così ha fatto e farà Le coordinate della felicità con i suoi lettori.

Le coordinate della felicità – Un messaggio

A volte mi diverto ad aprire a caso la pagina di un libro e leggerne un paragrafo per scovare qualche messaggio. Vediamo cosa succede!

“Scavando più a fondo compresi che entrambi provavamo una forte ansia per la totale mancanza di sicurezze e punti fermi nella nostra vita. […] Era come se avessimo un enorme timer sopra le nostre teste. […] Non è facile essere sempre quello che va controcorrente. […] Si muore pensando con tristezza di non esserci mai dichiarati alla donna della nostra vita per paura di essere rifiutati, di non aver mai viaggiato per paura di non essere all’altezza, di non aver mai pubblicato quel romanzo per paura del giudizio altrui. È tutta una questione di paura: per alcuni è la spinta fondamentale verso il cambiamento, per altri è la parola FINE scritta a caratteri cubitali sui propri sogni e sulla propria prospettiva di felicità.” (da Le coordinate della felicità, di G. Gotto)

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